Guido Zazzu
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Sono partito da questa considerazione:

Ore di un Corso di Naturopatia, secondo la visione tradizionale di un corso triennale, a cadenza di un fine settimana al mese.

Calcolando pure un fine settimana di 16 ore per 10 mesi all’anno, si giunge a 160 ore, che moltiplicate per 3 anni, producono 480 ore, che sono ben lontane dalla 1600 indicate a livello europeo, anche insinuando una settimana estiva ( 8 ore per 6 giorni, che fanno 48 ore che moltiplicato 3 anni producono 144 ore), si arriva ad un massimo di 624 ore, cioè praticamente 1.000 in meno.

Questa considerazione mette in luce che, se si vuole accreditare la Naturopatia, con uno studio che soddisfi la richiesta del monte ore, e dunque ne discenda una credibilità fondata sullo studio attento e profondo di alcune materie, che debbono essere comuni a tutte le scuole, più le specifiche di ogni indirizzo, non si può più immaginare scuole che si attivano nel fine settimana.

Questa tipologia può restare in essere per soddisfare quanti, nel percorso della vita, manifestino un interesse per questa disciplina e maturano un desiderio di conoscenza. Nessuno potrà vietare a costoro, dopo aver maturato il livello di conoscenza di base, di poter decidere, in base alle loro possibilità non soltanto di carattere temporale, di poter iscriversi ad una scuola regolare, magari ottenendo alcuni sconti o agevolazioni.

La Scuola che intendo deve essere una scuola regolare, post diploma, fondata sulla frequenza quotidiana, così come accade per corsi oggi in essere di fisioterapia e similari, in modo che l’orario possa soddisfare non soltanto la richiesta di un monte ore di almeno 1.600, ma soprattutto in grado di fornire una preparazione che sia inattaccabile da quanti ritengono che lo studio della Naturopatia sia superficiale, incompleto, e privo di efficacia.
Il triennio può contare su una distribuzione annua delle ore di impegno di circa 550 ore nell’arco di 9 mesi, per un totale di poco oltre le 1600, nel corso del triennio, comprensive di lezioni teoriche e ore invece dedicate alla pratica.

Il primo anno dovrebbe soddisfare quelle conoscenze comuni a tutte le scuole, che potranno tipizzare i corsi, secondo i loro obiettivi: a partire dal secondo anno.

Nel primo anno sono importanti le disciplini atte a fornire la conoscenza del corpo umano e delle modalità del suo funzionamento, nonché la conoscenza della legislazione vigente in Italia e in Europa e le conseguenti norme di adempimento, e infine la cura della deontologia professionale. Mi piacerebbe che nel primo anno si potesse studiare anche l’aspetto storico filosofico del concetto di salute e malattia.

  • Questa risposta è stata modificata 5 anni, 8 mesi fa da Guido Zazzu.